Brevia
Brevia Latina, Graeca et Italica
La serata dedicata a Manzoni è stata un po' una sorpresa: non credo sia facile incontrare una quarantina di persone che partecipano a una serata dal tema così poco alla moda. Eppure... è successo.
La calda voce del violoncello del Maestro Guido Parma, le letture in parte note e in parte meno note e le immagini suggestive sono state apprezzate dai presenti, che hanno ritrovato l'eco di studi antichi e mai dimenticati e riscoperto un amico milanese che tanto ha contribuito a creare la lingua italiana.
Grazie al pubblico e grazie al Circolo Al77, un gruppetto di temerari che sa organizzare cose straordinariamente belle con i pochi mezzi che ha a disposizione.
A tutti buona pausa estiva, il sole è tornato, buone letture estive a tutti. :-)
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Nella cronaca sportiva di questa mattina (GR2) un bravo commentatore ha fatto ricorso a un'espressione latina; ottima idea! la brevità e l'efficacia delle massime latine è un ottimo antidoto all'inutile verbosità delle cronache, soprattutto sportive. Peccato solo che la pronuncia del primo imperativo fosse imprecisa: in divÄde l'accento tonico cade sulla terzultima sillaba, non sulla penultima, quindi dìvide e non divìde.
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In calce all'articolo La rivincita del latino si trova il file con l'annuncio in formato mp3 raggiungibile anche da questa notizia lampo.
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Citando un giornalista sportivo che aveva detto (facendo un po' di confusione) "Dura lex, summa iniuria", l'arguto commentatore ha così fatto il verso al collega: "Che dire? Sic transit accusatio manifesta".
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Sicuramente è interessante la lettura della cronaca sui quotidiani, ma a volte si coglie una certa sproporzione tra le pagine dedicate alle sfumature più minute delle notizie politiche e giudiziarie e le pagine dedicate al resto del mondo, per non parlare dell'archeologia.
La Repubblica tutti i lunedì allega l'interessante edizione del The New York Times International Weekly, che contiene sempre qualche articolo interessante di archeologia.
Lunedì 8 aprile c'era un articolo sugli studi archeologici in corso nel Sudan, una terra legata a cronache di guerra, instabilità e povertà. Eppure, secondo Claude Rilly, direttore del Centro Archeologico Francese del Sudan, "La storia del Sudan per l'Africa può avere il ruolo che la Grecia ha avuto per la storia dell'Europa". Sembra difficile credere che il Sudan abbia più piramidi dell'Egitto, ma forse le nostre conoscenze sui regni di Kush e della Nubia hanno ampi spazi di miglioramento.
L'articolo di archeologia del 21 aprile riportato nella cronaca di Napoli è decisamente più attuale, perché è dedicato allo stato in cui versa Pompei, visto come metafora della condizione in cui versa l'Italia. Chi l'ha detto che l'archeologia studia solo il passato?
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